Scuola di Robotica e il progetto We are the Makers offrono uno spunto per inserire l’Internet delle cose nella didattica

Le buone intenzioni sono un prerequisito importante per rivoluzionare il sistema scolastico, ma ovviamente ciò non basta. La volontà di attualizzare una proposta non può essere sufficiente perché essa diventi automaticamente atto. Servono, innanzi tutto, le risorse necessarie per inserire gli strumenti nelle aule e poi occorre un’adeguata formazione degli insegnanti, perché possano “didattizzare” la tecnologia. Scuola di Robotica è sempre in prima linea, anche nel mondo, per contribuire a questo processo di innovazione. Per tre anni, ad esempio, ha portato avanti il progetto Erasmus+ “We are the makers”. Il 18 luglio, per celebrare la fine di questo percorso, verrà organizzato uno straordinario evento online. Una serie di webinar, condotti dai partner europei che hanno preso parte al progetto, si susseguiranno durante la giornata. Quel che è importante ricordare è che chiunque potrà iscriversi e partecipare ai corsi. L’obiettivo di We are the makers è proprio far capire che quel soggetto “noi” non è circoscritto a una nicchia, ma davvero ingloba chiunque. Tutti siamo makers; tutti possiamo beneficiare degli strumenti della robotica e del coding nella formazione. Quando Platone raccontava il mito di Prometeo si curò di ribadire che la capacità tecnica e il fuoco furono sottratti ad Atena e a Efesto, il dio capostipite di ogni maker, per essere distribuiti a tutti gli esseri umani, offrendoci, così, una possibilità di sopravvivenza.

La necessità di cambiare un sistema desueto, introducendo tecnologie e nuove pratiche di apprendimento è ormai un evergreen dei pedagogisti, tanto che l’innovazione di cui si parla ha già una latenza di vent’anni. Quel che manca ai bei discorsi è sempre un indizio pratico su come concretizzare le potenzialità sognate. L’insegnante tende ad essere disorientato nei confronti della tecnologia. Anche i docenti più entusiasti gettano la spugna di fronte alla digitalizzazione della scuola. A mio avviso un punto nodale è la carenza di una guida efficace e comprensibile che mostri come la tecnologia possa essere funzionale nel mondo scolastico. Manca un vademecum dell’applicazione reale, dell’uso dei mezzi digitali declinato in base alle varie realtà scolastiche e ai curricula. La tecnologia è intesa, al più, come una stampella delle materie scientifiche, restando, invero, incollocabile nei programmi umanistici. 

A mancare, quindi, è una descrizione di cosa si possa fare effettivamente con i media e con il digitale, senza banalizzarli. Purtroppo, per come sono stati fino ad ora presentati, sembrano strumenti in grado solo di complicare la lezione frontale, rendendola un teatrino. Insomma, gli insegnati continuano a percepire la Media Education come un argomento poco utile agli obiettivi scolastici. La digitalizzazione appare perfetta per i discorsi della politica o per qualche ricerca universitaria, ma il suo reale utilizzo si traduce, al massimo, in un progetto di breve durata. 

In realtà inserire strumenti come il coding, la robotica, la stampa 3D apporterebbe tantissimi effetti benefici alla didattica, sia per le materie scolastiche, sia per la maturazione cognitiva ed emozionale dell’alunno. L’importante, certo, è inserirle di modo che non diventino una sorta di Bootcamp estivo e nemmeno un elemento accessorio, una sorta di esca con cui attirare gli alunni, ma di cui, in definitiva, se ne faranno poco. 

A insegnare la valenza della tecnologia se applicata alla didattica, colmando il vuoto lasciato dai discorsi e dalle buone volontà dell’agenda digitale, ci sono alcune proposte provenienti proprio dall’Italia, in particolare da Scuola di Robotica. Tra le varie iniziative, per tre anni ha preso parte a We are the makers, un progetto europeo Erasmus+ che ha visto la collaborazione di vari partner da tutta Europa, tra cui Francia (E-Nable), Germania (scuola secondaria Johannes-Kepler-Gymnasium), Danimarca (Create It Real), Grecia (Edumotiva) e Romania (Università Valahia din Targoviste). 

L’obiettivo del progetto è stato quello di dimostrare praticamente come l’Internet delle cose, la stampa 3D e gli oggetti interattivi possano essere parte significativa di learning scenarios. Ogni lezione è stata declinata in base a diversi target di riferimento, dai bambini della primaria ai ragazzi della secondaria di secondo grado. Sono stati suggeriti gli step delle lezioni, dimostrando, come nella didattica, le tecnologie e gli obiettivi di apprendimento tradizionali possano arricchirsi vicendevolmente. Non è solo la materia che viene applicata dalla tecnologia, trasformandola in sapere pratico, ma anche gli strumenti tecnologici trovano finalmente concretizzazione attraverso gli argomenti insegnati. 

Per ogni “anno di vita” di We are the makers, i vari partner hanno ipotizzato diversi lesson plan, raccogliendo, infine, le conoscenze elaborate durante il progetto in manuali scaricabili gratuitamente dal sito wemakers.eu. Il primo anno l’argomento ha riguardato più strettamente la stampa 3D, il secondo anno l’Internet delle cose e quindi la sensoristica e la programmazione di device come Microbit o Arduino. Infine, per questo e ultimo anno, come una sintesi hegeliana, i partner si sono concentrati sull’unione produttiva tra stampa e sensori, elaborando learning scenarios riguardanti gli oggetti interattivi. 

L’obiettivo, oltre a quello di rendere le tecnologie davvero spendibili nella didattica, proponendo scenari di apprendimento realistici, è stato quello di coniugare la scienza applicata al bene sociale, dimostrando ancora una volta come l’utopia non sia un non luogo. Tra i partner che hanno partecipato al progetto c’è E-Nable France. Quest’associazione appartiene al noto movimento internazionale E-Nable, nato dalla volontà di un maker americano che pensò di rendere disponibili per chiunque i prototipi 3D, con cui stampare, a basso costo, mani robotiche. Nel progetto di We are the makers è stato insegnato come modificare, adattare, stampare e articolare tali protesi. Alcune di queste mani sono state anche consegnate ai bambini, aventi poche possibilità di permettersi protesi di altra fattura.

Il 18 luglio avrebbe dovuto esserci un maxi evento in Germania, per festeggiare la fine del progetto e presentare le esperienze che hanno caratterizzato il percorso. Per ragioni di sicurezza dovute al nuovo coronavirus l’evento si terrà online. Dalle nove del mattino fino alle cinque del pomeriggio si susseguiranno sei webinar, presentati da ogni partner. Verranno esposti i progetti, condividendo con chiunque vorrà iscriversi le possibilità che la robotica offre alla scuola e alla crescita personale. Importante: per ogni corso seguito verrà rilasciata una certificazione ufficiale, inseribile nel CV. 

Aprirà alle 9:00 l’Italia con Scuola di Robotica. Oltre a una breve introduzione in cui verrà esposta la mission che ha guidato questo straordinario progetto di durata triennale, verrà lasciata parola ai docenti che hanno vinto il contest indetto da We are the makers. Seguirà l’esposizione dei vari scenari di apprendimento elaborati. Quello che si vorrà rimarcare è proprio la permeabilità della tecnologia, applicabile agli ambiti più disparati. L’Italia ha prodotto tantissimi scenari, declinando We are the makers in contesti plurimi. È proprio questo lo spirito con cui è stato inteso il progetto Erasmus+: far sì che la tecnologia diventi un appoggio naturale e realistico nelle lezioni.

Seguirà la Romania dalle 10:05 alle 11:10 con un’introduzione su Microbit e la progettazione di un sistema direzionale per biciclette, in cui verranno sfruttati i segnali radio incorporati nella schedina della BBC. Dalle 11:15 alle 12:15 la Grecia presenterà il learning scenario riguardante un sistema di allarmi per la classe. Dalle 12:20 alle 13:20 la Danimarca descriverà il lesson plan che elaborò per la stampa 3D. Mostrerà come costruire un ponte, ricorrendo a solide nozioni geometriche. La Germania presenterà il suo webinar dalle 13:25 alle 14:25. Verrà mostrato come è possibile programmare un rilevatore di funzioni vitali atto a monitorare la salute. Infine dalle 14:30 fino alle 15:30 E-Nable concluderà l’evento dando lezione pratica di come ottenere una protesi in stampa 3D.

La locandina in cui reperire tutte le informazioni necessarie intorno ai webinar è disponibile qui. Ricordo che l’iscrizione è gratuita, inoltre è possibile scegliere di seguire tutte le sei tappe dell’evento, ma, volendolo, anche un solo corso, in assoluta libertà. Verranno rilasciati attestati ufficiali di frequentazione. Basta compilare il registration form disponibile nella pagina informativa dell’evento e al seguente indirizzo: registration form.