“C’erano una volta dei passaggi per il vecchio mondo; sentieri strani, percorsi nascosti. Giravi un angolo e ti trovavi improvvisamente faccia a faccia con il grande mistero, il fondamento di tutte le cose. E anche se quel vecchio mondo non esiste più, anche se è stato arrotolato come una pergamena e messo da qualche parte, se ne può ancora sentire l’eco.”
(Train Dreams)
In Train Dreams la ferrovia non è solo un’infrastruttura: è un modo nuovo di abitare il tempo. Taglia il paesaggio, lo accelera, lo ricompone. E mentre fa questo, ti costringe a una domanda che suona sempre uguale, anche quando cambiano i materiali: quali sono i passaggi che ci allontanano dal grande mistero, e quali — magari senza che ce ne accorgiamo — ci fanno risentire l’eco?
Con questa domanda in testa sono entrato nel luogo che, sulla carta, sembra il meno adatto a evocare la natura: il Consumer Electronics Show. Numeri enormi, densità enorme, stimoli enormi. Eppure, proprio in quel contesto così artificiale, ho visto molte tecnologie che sembrano nate per un gesto opposto: non espanderci “fuori”, ma ricondurci “dentro”. Non per romanticismo, ma per necessità.
Prima però devo fare un passo indietro. Più di dodici anni fa, durante un corso sull’Internet of Things, mostravo con entusiasmo i dati del mio braccialetto: quanto camminavo, quanto stavo in piedi, quando dormivo e quanto. Non era ancora l’epoca dei consigli “intelligenti”, ma era già l’epoca della rappresentazione. Il corpo tradotto in grafici e numeri. E lì ho capito una cosa che mi torna addosso ogni volta che vedo una dashboard: sottostimiamo spesso il potere dei numeri. I numeri raccontano storie. I grafici raccontano storie. E una storia, quando è fatta bene, non sostituisce l’esperienza: la rende visibile, quindi discutibile, quindi modificabile.
Al CES 2026 questa idea era ovunque, ma ha preso una forma precisa, quasi simbolica, in un oggetto che all’apparenza è domestico e innocuo: la Sleepal® AI Lamp, Honoree agli Innovation Awards 2026.
Perché una lampada? Perché il sonno è uno dei luoghi in cui la natura — la nostra natura — si riprende spazio. È il momento in cui smettiamo di “produrre” e torniamo organismo: ritmi, cicli, regressi, riparazione. E proprio lì, nel buio, la tecnologia decide di entrare non come rumore, ma come osservazione. Sleepal viene descritta come un sistema di “sleep intelligence” contact-free, progettato per aiutarti a capire e migliorare il riposo in modo confortevole, combinando radar a onde millimetriche, sensori termici e acustici, e una lettura dell’ambiente che produce insight orientati al benessere. La promessa non è solo “misurare”, ma trasformare la misura in una forma di coaching: routine, suggerimenti, micro-correzioni che provano a riportare il sonno dentro un ritmo più coerente.
Ecco dov’è, per me, il passaggio. Non nel gadget. Nel gesto culturale. Un oggetto iper-artificiale, pieno di sensori e di algoritmi, si mette a servizio di un’esperienza primordiale: dormire. Non ti chiede di aggiungere un compito; ti chiede di guardare un ritmo. E se la misura non diventa ossessione ma attenzione, allora quei numeri smettono di essere “performance” e tornano a essere ascolto: un modo per riconnetterti con il corpo quando hai disimparato a sentirlo.
È un paradosso solo se restiamo alla superficie: “macchine per tornare alla natura”. Ma forse è proprio così che funziona oggi. La modernità ci ha tolto continuità: sonno spezzato, cibo disordinato, luce artificiale, tempi sociali disallineati. E adesso prova a ricostruire continuità con gli stessi strumenti con cui l’ha frammentata: sensori, dati, modelli. In questo senso Sleepal mi sembra un emblema perfetto di ciò che ho visto: non la tecnologia come fuga dal corpo, ma la tecnologia come specchio del corpo.
Anche il contesto in cui l’ho incontrata è significativo. Il CES 2026 è stato enorme e, dentro questa massa, la presenza asiatica era nettamente percepibile. Non si tratta di “provenienza” come bandiera, ma di sensibilità: in molte tradizioni asiatiche, l’idea di armonia con l’ordine naturale e con i cicli è dichiarata, non solo intuita. Non significa che una lampada “sia daoista” o “sia shintoista”. Significa che non mi sorprende che, in un contesto con una presenza asiatica così forte, molte proposte tecnologiche abbiano come sottotesto una domanda diversa: non “cosa posso fare in più”, ma “come posso stare meglio dentro ciò che già sono”.
E allora torno a Train Dreams. La ferrovia era un passaggio fisico nel territorio. Oggi i passaggi più delicati sono quelli invisibili: tra il nostro tempo biologico e il tempo sociale, tra ciò che sentiamo e ciò che ignoriamo, tra il corpo e la sua rappresentazione. La Sleepal® AI Lamp, con tutta la sua artificialità, mi sembra il simbolo di un passaggio contemporaneo: usare la macchina non per allontanare il mistero, ma per avvicinarci di nuovo a quell’eco. Non per spiegare tutto, ma per tornare a percepire.
Sitografia (con link)
- CES Innovation Awards 2026 – Sleepal® AI Lamp: https://www.ces.tech/ces-innovation-awards/2026/sleepal-ai-lamp/
- CES 2026 (CTA) – Press release con numeri ufficiali (“CES 2026: The Future is Here”): https://www.ces.tech/press-releases/ces-2026-the-future-is-here
- CES 2026 (CTA) – Articolo riepilogativo con numeri (CTA Staff, “Innovators Showed Up, Big Time”): https://www.ces.tech/articles/ces-2026-innovators-showed-up-big-time/
- Dato sulla presenza asiatica tra gli espositori (circa 2.200, ~51%) – Aju Press (5 Jan 2026): https://www.ajupress.com/view/20260105111547692
- Daoismo e armonia con la natura – Stanford Encyclopedia of Philosophy (“Daoism”): https://plato.stanford.edu/entries/daoism/
- Shinto e rapporto con la natura – Encyclopaedia Britannica (“Shinto”): https://www.britannica.com/topic/Shinto
- Kami nello Shinto – Encyclopaedia Britannica (“kami”): https://www.britannica.com/topic/kam



