Coding Unplugged e infanzia: apprendimento e condivisione a distanza

Durante il periodo del lock-down, immersi in una frenesia di progettazione fitta e quotidiana di corsi online dedicati alle classi appartenenti ad ogni grado scolastico, ci siamo domandati se e come avremmo potuto raggiungere la fascia d’età dei bambini e della bambine che frequentano la scuola dell’infanzia, rimasta largamente esclusa dalla miriade di iniziative didattiche e di intrattenimento che cominciavano a moltiplicarsi per far fronte all’impossibilità di incontrarsi, di scambiarsi esperienze e competenze e di continuare ad imparare collettivamente.

É stato chiaro fin da subito che ideare una serie di attività rivolte ad un pubblico di bambine e bambini molto piccoli avrebbe dovuto comportare un ripensamento delle metodologie che via via andavamo affinando, in relazione alle classi delle scuole elementari, medie e superiori.

In principio, molte domande. Quali e quanti dei contenuti che siamo soliti veicolare? Degli strumenti che siamo soliti utilizzare, possono essere ripensati in un’ottica di obiettivi didattici? Apprendimento attivo e intrattenimento se traslate online e a distanza? Come ripensare la robotica per i più piccoli senza i robot? Il lavoro di gruppo senza la presenza fisica? La scoperta delle basi della programmazione senza uno spazio condiviso nel quale osservare, sbagliare e ricominciare?

Come è noto la creatività trova terreno fertile laddove la strada conosciuta deve essere ripensata, laddove si incontrano limiti inaspettati. In quest’ottica, cercando nuove strade per rivolgerci a bambini e bambine in una fascia d’età compresa tra i quattro e i sette anni, abbiamo preso tra le braccia il bagaglio di conoscenza ed esperienze pregresse, legate in particolare al Coding unplugged, e lo abbiamo rovesciato –  anche letteralmente – sul pavimento per attingervi a piene mani, dando ai vari elementi, già oggetto di studio e sperimentazioni nell’ambito di progetti come Early Code, una forma nuova, rielaborando le tipologie di materiali, le modalità di interazione con gli stessi ed il nostro ruolo come mediatori.

Con coding unplugged si intendono tutte quelle attività di coding nelle quali non è previsto l’utilizzo di dispositivi elettronici. Per questi laboratori abbiamo scelto nello specifico quella tipologia di attività di coding unplugged che prevede la costruzione di sequenze di istruzioni e di comandi, di combinazioni di frammenti di percorsi per, immaginare, visualizzare e testare i movimenti nello spazio di un corpo che può essere il proprio corpo o può essere un oggetto, un personaggio altro da sé.

Alcuni elementi sono andati via via delineandosi come strutturali: un video preparatorio nel quale illustrare ai partecipanti come e cosa preparare per partecipare all’attività, tecniche, ritmi e durate, temi di approfondimento e modalità di interazione. Il laboratorio vero e proprio era – ed è – costituito da un’ora di attività in diretta durante la quale con la voce, con l’immagine e con il corpo si illustrano, propongono e veicolano missioni ed enigmi attraverso i quali destreggiarsi, sperimentando ogni singola proposta nel proprio spazio di casa, seguendo regole e suggestioni, ma liberi di riorganizzare le idee e restando in continuo e diretto contatto con noi formatori, il più possibile presenti e attenti da questa parte dello schermo.

Si può dire che la forma dei laboratori si sia evoluta a suon di ripensamenti e feedback; i riscontri positivi tanto quanto quelli negativi, le opinioni e gli approfondimenti con famiglie e docenti che hanno partecipato alle varie edizioni di questi laboratori condividendo idee e suggestioni, hanno permesso il delinearsi di una struttura sempre più definita.

Partendo dall’immaginario delle fiabe e delle storie illustrate, passando attraverso lo sconfinato mondo delle emozioni, dei colori, approdando alla scoperta attiva di concetti topologici e del mondo animale, il coding è diventato lo strumento per muoversi in uno spazio fisico, ma allo stesso tempo in uno spazio di apprendimento anche e soprattutto nei momenti in cui la nostra libertà di movimento ha dovuto essere limitata per cause di forza maggiore. Non si può dire che questa sperimentazione sia conclusa, poiché rimane un processo in divenire, influenzato dall’evolversi della nostra situazione presente e dalle mutazioni che questa provvisoria normalizzazione di uno stato di emergenza ha portato nelle nostre abitudini, tanto quanto nelle nostre modalità di interazione.

L’esperienza non si è esaurita con la fine del periodo più difficile. Ci abbiamo preso gusto e grazie ad una collaborazione con Il MUBA di Milano abbiamo dato seguito a questi mesi di esperimenti con la creazione di una serie di laboratori che ne ricalcano la struttura e le intenzioni, seppur adatti appunto ad una nuova fase di questo periodo del tutto particolare.

Alcune parole chiave che ci hanno accompagnato, come punti fermi intorno ai quali muoverci, sono state manipolazione, libertà, invenzione e più di tutto – una parola che si è fatta strada ben oltre le nostre previsioni e progettazioni – condivisione.

Quando si parla di esperienze didattiche e laboratoriali per bambini e bambine in età prescolare non è possibile escludere l’aspetto della manipolazione di materiali, della scoperta della gestione del proprio corpo e dei propri movimenti nello spazio, né l’esercizio costante dell’atto creativo.

Le linee guida preparatorie e propedeutiche alla partecipazione al laboratorio sono state fin da subito studiate in modo che potessero consentire a tutti di arrivare pronti, il giorno del laboratorio, con la stessa tipologia di oggetti, materiali, creazioni pur prestando la massima attenzione a non vincolare mai la realizzazione a dei parametri fissi. Il video, il potere della parola e della voce veicolata dal pubblico adulto, pensato come intermediario, ha consentito di sperimentare questo aspetto. Mai dunque un “disegna l’allegria in questo modo” quanto piuttosto un “prepara un disegno dell’allegria”.

Emozioni, animali, colori, personaggi e passioni sono stati un cappello tematico sotto il quale far convergere i loro contributi personali, le loro idee, esperienze e passioni. Abbiamo chiesto a tutte le famiglie che desiderassero partecipare di ritagliare una parte del loro salotto, cucina, camera da letto e trasformarlo in uno spazio condiviso con decine di altre famiglie, pur senza l’utilizzo di webcam né una relazione diretta uno ad uno.

Il valore dell’elemento della condivisione si è rivelato nella sua potenza lentamente, laboratorio dopo laboratorio fino a farci comprendere come in esso risiedesse l’elemento catalizzatore di entusiasmo e divertimento, fattori che contribuiscono come pochi altri ad un apprendimento solido e duraturo dei concetti veicolati e, ancora di più, sperimentati.

Una condivisione, quella di cui si parla, dalle molte facce

Questa esperienza è stata innanzitutto condivisa tra i bambini e le bambine e le loro famiglie. Se fin da subito avevamo previsto un ruolo di mediatore per i familiari presenti durante l’attività, fondamentale dal punto di vista tecnico e per la gestione dell’interazione, ben presto ci siamo resi conto che il laboratorio stesso andava configurandosi come un laboratorio per famiglie in cui adulti e bambini collaboravano attivamente allo svolgimento delle varie missioni, e partecipavano con la loro presenza diretta o indiretta ai momenti di scambio, di apprendimento e di gioco. In questo senso questa tipologia di laboratorio ci ricorda come il mezzo tecnologico, se considerato come uno dei tanti strumenti a nostra disposizione, potenzialmente portatori di valore e catalizzatori di relazioni, se approcciato in modo attivo e mai passivo e riempito di contenuti, immagini, materiali adeguati e frutto di un’oculata ricerca, può rappresentare un’occasione per la famiglia intera. Non solo un’occasione per supportare l’apprendimento, ma anche un’occasione per costruire tale apprendimento insieme ai più piccoli.

Un’altra forma di condivisione è quella emersa tra i giovani partecipanti, più o meno lontani tra loro, separati da una distanza che in certi momenti ha raggiunto le centinaia di chilometri, laddove abbiamo visto connettersi famiglie da un capo all’altro dello stesso continente o persino da diversi continenti. Difficile credere di poter dare vita ad un momento di condivisione senza la possibilità di vedersi, senza la possibilità di un contatto diretto; eppure tramite la voce, tramite uno scambio amplificato il più possibile, in certi momenti intimo e commovente e mosso da quella generosità sconcertante che appartiene ai bambini e alle bambine molto piccoli, tutto ciò è stato e continua ad essere possibile, in una forma nuova e di certo differente da altre forme abituali.

E adesso?

Si tratta di continuare a sperimentare e, nella speranza di poter tornare a costruire laboratori di apprendimento anche in presenza, non dimenticare tutto ciò che abbiamo appreso e quanto ha arricchito il nostro lavoro la possibilità di collaborare con famiglie lontane tra loro, mosse da un obiettivo comune: continuare ad imparare, continuare a divertirsi, continuare ad incontrarsi.

Potete trovare qui i prossimi appuntamenti del Coding per l’infanzia: https://www.scuoladirobotica.it/coding-per-linfazia/

 

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