Editoriale di Natale – “Quelli che Restano”

Quelli che restano

(in copertina la foto di un murales fatta da Francesco de Gregori)

L’editoriale di Natale è dedicato a quelli che restano. Ma chi sono quelli che restano? 

In questo periodo sospeso, ho nelle orecchie una canzone di Elisa, cantata insieme a Francesco De Gregori. Credo che i sistemi di Machine Learning che stanno dietro al mio account su un servizio famoso dedicato alla musica, me lo abbiano consigliato per la mia passione proprio per Francesco De Gregori. 

Passione nata nel 1992 durante l’acquisto di un cd che aveva in copertina un murales che si trovava in Cile, a Santiago, dove si svolge una importante parte della storia della mia famiglia e dove ho ancora numericamente la maggior parte dei miei famigliari da parte di mia mamma.

Comprai a 12 anni quell’album non per il titolo “Canzoni d’amore” e nemmeno per l’autore, De Gregori per l’appunto, che per me ai tempi era uno sconosciuto. 

Lo comprai solo per quella copertina, una foto di un murales che mi piaceva molto e poi per il fatto che quella foto era stata fatta dall’autore a Santiago del Cile. 

Da quel settembre 1992 iniziai ad ascoltare tutte le canzoni di De Gregori. E a ogni nuovo album mi capitava spesso che una canzone di quell’album diventasse in qualche modo rifugio, nido per stare bene e per trovare il coraggio di andare avanti anche quando di fronte ti ritrovi sfide che sembrano importanti, e lo sono anche se a guardare indietro sembra tutto più semplice, perché come dice De Gregori gli angoli del presente diventano curve nella memoria. 

E cosi grazie appunto al Machine Learning e ai sistemi che ci studiano e ci consigliano brani da ascoltare, prodotti da acquistare mi sono ritrovato qualche giorno fa ad ascoltare a ciclo continuo questa canzone: https://www.youtube.com/watch?v=sPAodJr6a00 (ascoltatela mentre leggete qui)

E come avrete capito non ho potuto non legarla a questo periodo cosi strano.  In cui tutto sembra che si fermi, in cui tanto sembra che si stia perdendo, in cui vorremmo tornare a come eravamo prima, ma siamo consapevoli che nulla lo sarà come prima. E fortunatamente dico io. 

Questo mio editoriale è dedicato proprio a quelli che nonostante tutto in questo periodo sono rimasti. 

“Ma noi siamo quelli che restano

In piedi e barcollano su tacchi che ballano”

Queste mie parole sono scritte pensando a tutti quei docenti, insegnanti, formatori che non si sono fermati di fronte alla pandemia, alla scuola in lockdown. E’ dedicato a quei insegnanti che hanno sogni come fari. Sogni in cui la scuola non si ferma, resta e si trasforma. Perchè l’unico modo di restare è andare, l’unico modo di mantenere la scuola come un luogo dedicato alla crescita e all’apprendimento, alla creatività e alla relazione è quello di trasformarla. Proprio ora a Natale vi lancio questo sfogo. Non ce la faccio più a sentire insegnanti che si lamentano che a distanza non si può fare scuola. La verità ahi loro, è che la scuola è anche a distanza e che il cambiamento, solo accelerato dal covid, è necessario. Per raggiungere veramente tutti, per far si che grazie a una didattica reale si possa accompagnare i propri studenti nel cambiamento e nell’innovazione, li si possa accompagnare nell’apprendere grazie a tanti strumenti diversi. Non sono pazzo da pensare che la didattica in presenza e quella a distanza siano uguali, penso che entrambe siano didattica. 

E che non possiamo permetterci di non cambiare, dobbiamo riprogettare e capire come rendere momenti digitali e a distanza utili all’apprendimento. 

Siamo noi e qui con presunzione metto tutti noi di SdR e di Madlab, tutti quei docenti che hanno riprogettato e ripensato la didattica per i loro studenti, siamo noi quelli che restano a tenere il fortino della società vera, che sa che si cresce e si impara anche nelle crisi, soprattutto nelle crisi. 

Quelli che restano hanno speso migliaia di ore in piedi a barcollare per cercare di capire come potevano essere di aiuto ai loro studenti anche a distanza. Sono quelli che con “occhi vigili, attenti, selvatici degli animali” stanno con i loro studenti e progettano “cose” che quando sarà finito tutto saranno alla base della scuola del futuro. 

In questo lockdown abbiamo fornito centinaia di ore online, abbiamo sbagliato, abbiamo imparato ma avevamo “sogni come fari”. Sogni in cui grazie alla didattica digitale potremmo raggiungere studenti che non abbiamo raggiunto mai, che grazie a quello che stiamo facendo ( e parlo non di noi di sdr, ma di tutti i docenti che in queste parole si riconoscono)  stiamo ponendo le basi del futuro. Siamo quelli che

“guardano una precisa stella in mezzo a milioni

Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse

Non se ne vanno da sotto i portoni

Quelli che anche voi chissà quante volte

Ci avete preso per dei coglioni

Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia

Siamo noi quei pazzi che venite a cercare”

Perché nei prossimi mesi tutti quei docenti che hanno fatto i salti mortali per riprogettare, per ridisegnare le proprie lezioni, quelli che non hanno mai abbandonato nessuno dei loro allievi, quelli che ci sono sempre stati anche quando dall’altra parte o per motivi tecnici o per motivi sociali sembrava non esserci nessuno.

Questo Natale, lo dedichiamo a tutti quei docenti che non si sono fermati, che sono “restati docenti” fra “occhi più o meno distanti” rimanendo in piedi e barcollando, a tutti quelli che hanno detto ai loro studenti che torneremo ad avere le “giornate che si allungano e sogni come fari”. 

E quei sogni ci sono chiari. 

Si può fare scuola anche nel lockdown, e quello che faremo adesso lo ritroveremo come base per quando torneremo a pieno regime in classe. 

Si può fare una scuola in cui poi quei pazzi che sono restati saranno quelli che cercheremo per capire come fare. 

Questo Natale è dedicato a noi e a voi docenti che leggete, perché se siete giunti fino qui a leggere questo lungo sproloquio, fra un murales in Cile e una canzone consigliata da un sistema di ML, beh se siete giunti fino  a qui questo Natale è dedicato a voi, che non vi siete fermati. Che siete rimasti “Maestri”. 

A voi auguriamo Buon Natale e lo auguriamo anche a quelli che non riescono a trasformarsi e gli tendiamo la mano perché potremo cambiare insieme. 

Buon Natale a tutti voi. 

Noi siamo rimasti nonostante tutto e di questo, vi assicuro ne siamo felici e orgogliosi.

Buon Natale alla scuola che cambia e quella che nonostante tutto prima o poi cambierà. 

p.s.

per inciso non mi piace che il ML mi spii, e cerchi capire i miei gusti, ma so anche che fortunatamente fino ad oggi non sapeva perchè mi piace De Gregori, e sono sicuro che questi sistemi saranno anche fantastici per i “big data” ma non potranno mai capire veramente gli “small data” fatti di storie, relazioni, passioni e sentimenti. 

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