Guglielmo Tamburrini

Problemi di libertà, privacy, fiducia e difesa della democrazia nella pandemia di Covid-19

Robin Williamson  ha intervistato il professor Guglielmo Tamburrini sulle misure di limitazione delle libertà introdotte a causa della pandemia di COVID-19. Tamburrini è professore di filosofia della scienza e della tecnologia all’Università di Napoli Federico II e lavora presso il Dipartimento di ingegneria elettrica e informatica. E’ stato coordinatore del primo progetto europeo sull’etica della robotica, al quale ha partecipato come partner anche la Scuola di Robotica. Il suo principale interesse di ricerca oggi è quello delle questioni etiche, legali, sociali e socio-economiche che emergono nell’interazione tra gli umani e il digitale, tra gli umani e i robot.

Williamson: Molte grazie per averci raggiunto oggi. La sua opinione ci interessa molto, soprattutto per la sua conoscenza dei problemi etici legati all’impiego delle tecnologie digitali e robotiche. Secondo lei, fino a che punto i nostri diritti e le nostre  libertà fondamentali possono venire limitati,  anche in questa emergenza di coronavirus, a causa dell’impiego delle tecnologie digitali e robotoche per la raccolta e l’elaborazione dei nostri dati personali?

Si tratta di una domanda molto importante che riguarda più specificamente le tecnologie robotiche di cui si occupa anche Scuola di Robotica, come i droni e altre tecnologie robotiche, i sistemi integrati con l’Intelligenza Artificiale, e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione che possono essere utilizzati in queste circostanze, soprattutto per azioni di pattugiamento e sorveglianza di ampie aree, o per lo screening medico. Oggi, come sappiamo, questi sistemi stanno raccogliendo dati sulla nostra mobilità e sono utilizzati anche a scopo di sorveglianza per la conformità alla quarantena. Chiaramente questo impiego dei robot e dell’IA è molto importante per contrastare la diffusione delle epidemie, ma incide su alcuni diritti fondamentali come l’autonomia e la privacy personale.

Per alcune situazione dove il bene comune è in pericolo, come la salute pubblica, anche nei nostri paesi democratici questi diritti possono essere occasionalmente e temporaneamente compressi. Tuttavia è molto importante che questa restrizione sia adeguatamente giustificata da conoscenze scientifiche, da pareri scientifici fondati per spiegare, ad esempio, quale sia l’efficacia di queste misure, per chiarire al pubblico che queste restrizioni sono temporanee, indicarne la loro durata prevista e come siano proporzionate all’obiettivo di preservare, la salute. Inoltre, le tecniche invasive per la raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo dei dati dovrebbero essere rese trasparenti all’opinione pubblica e dovrebbero essere fornite informazioni tempestive sul loro utilizzo e anche sulle modalità della loro archiviazione di questi dati.

Grazie. Questo mi porta ad un’altra domanda. A noi tutti viene chiesto di fidarci delle autorità pubbliche e delle compagnie che lavorano per il governo; in particolare, di aver fiducia che si farà solo un uso legittimo ed eticamente ammissibile dei loro dati. La fiducia della gente è fondata?

Questo è molto importante perché la fiducia è un rapporto reciproco e naturalmente, da parte delle autorità pubbliche degli Stati e delle loro agenzie, si chiede alle persone di fidarsi che questa raccolta di dati potenziata è utilizzata esclusivamente per prevenire e contrastare la diffusione dell’infezione da COVID 19. Ora il problema è che la fiducia deve essere meritata da entrambe le parti. Oggi le autorità ci chiedono di rispettare alcune regole di auto confinamento e di mantenere delle distanze sociali, che sono molto importanti se vengono adottate dalla maggior parte, se non da tutte le persone. Ma per meritare la fiducia le autorità devono certamente fornire, come ho detto prima, informazioni trasparenti su queste norme modificate – temporaneamente modificate -, sulla raccolta dei dati e soprattutto sull’anonimizzazione dei dati che questa procedura deve comportare. E anche aderire alla proporzionalità, il che significa che questa procedura deve essere adeguatamente limitata nei tempi, e attuata solo per raggiungere l’obiettivo della salute pubblica.

Purtroppo sappiamo che su questo sia i governi sia le aziende private non si sono comportati in modo ineccepibile, in molte occasioni,  e forse in modo involontario.  Le rivelazioni di Edward Snowden hanno mostrato che la raccolta di dati è stata usata impropriamente in alcune operazioni della NSA (National Security Agency) statunitense che aveva raccolto in maniera massiccia dati su cittadini che vivono sia negli Stati Uniti sia in altri Paesi senza alcuna prova evidente o convincente in termini di motivi di sicurezza. E si pensi anche all’uso non etico dei dati di Facebook da parte di Cambridge Analytics. In questo caso quello che è successo è stata una manipolazione dell’opinione pubblica che ha messo a repentaglio l’autonomia personale in quella che dovrebbe essere la libera espressione del voto. Per non parlare del sistema cinese di valutazione dei cittadini sulla base dei loro comportamenti, e delle disposizioni governative della Cina in materia di trattamento dei dati personali, che sono ovviamente diverse da quelle a cui siamo abituati, ad esempio, in Europa o in Nord America. E ricordiamo, come ultimo esempio, la partecipazione di Google al progetto Maven. Si tratta di un progetto per la sorveglianza con i droni di grandi aree geografiche che inizialmente era destinato a scopi militari – era un progetto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti – ma per il quale erano a rischio i dati di miliardi di utenti di Google.

 

Sì, c’è spesso una insufficiente trasparenza, come ha detto lei. Ritiene che l’Europa sia pronta a contrastare un uso surrettizio dell’emergenza attuale per limitare le libertà e la vita della democrazia? Consideri, ad esempio, la legislazione d’emergenza recentemente approvata in Ungheria.

Quello che è appena successo in Ungheria è un esempio significativo. In sostanza, si può riassumere la situazione dicendo che il Parlamento ungherese si è, in un certo senso, temporaneamente sospeso e abolito da solo. Si tratta di un passo molto strano per la democrazia, perché la democrazia è un valore e deve essere protetta anche contro il processo decisionale democratico: quindi ci sono dei limiti da porre al processo decisionale democratico da parte dei Parlamenti che cercano di “abolirsi”, e questi limiti devono essere introdotti proprio per il bene della democrazia. Per esempio, oggi siamo abituati all’idea che le preferenze sessuali sono questioni completamente private che non dovrebbero essere limitate da decisioni democratiche o da votazioni a maggioranza. Allo stesso modo direi – non solo in tempi di emergenza Coronavirus – che non ci è permesso di abolire la democrazia attraverso un processo decisionale democratico e penso che il recente governo dello stato di emergenza del Parlamento ungherese si avvicini all’abolizione della democrazia, poiché concede un’autorizzazione temporaneamente illimitata a governare attraverso decreti presidenziali che non vengono controllati dal Parlamento.

Una riflessione molto importante. Ora, rispetto ai robot, lei ritiene che possano essere impiegati in aiuto agli umani in questa pandemia? Potrebbero promuovere la resilienza e la solidità delle strutture economiche educative e sociali? La robotica può contribuire in modo significativo a questo sforzo? E quali questioni etiche possono sorgere e dovrebbero essere affrontate quando si sviluppano tecnologie robotiche per sostenere la resilienza sociale?

Questo è molto importante. Eravamo impreparati e lo shock è stato forte. La resilienza nel futuro, e soprattutto la solidità sociale nei confronti di questi shock sono molto importanti. I robot potrebbero essere di grande aiuto in questo senso, e i robotici lo hanno sottolineano fin dall’inizio della pandemia. I robot possono aiutare a mantenere le fabbriche operative in conformità con i requisiti di mantenere la distanza sociale. Le attuali esigenze di salute pubblica forniscono nuove e importantissime motivazioni etiche per estendere l’automazione. I robot potrebbero essere utilizzati più ampiamente nella logistica, nelle consegne, nei trasporti pubblici.

Tutte queste applicazioni portano con sé al contempo gravi questioni etiche, che devono essere affrontate in modo adeguato. Ad esempio, da questa accresciuta automazione dei processi di lavoro può derivare un aumento della disoccupazione. Già Norbert Wiener, il fondatore della cibernetica e pioniere della robotica e della sperimentazione dell’intelligenza artificiale, aveva lanciato un monito, verso la metà del secolo scorso, sulla disoccupazione di massa che può derivare da una maggiore automazione. Dobbiamo intervenire sugli effetti, a breve o addirittura a lungo termine, sui posti di lavoro che possono derivare da un’aumentata automazione. Inoltre, anche qui si pone il problema della giustizia distributiva, nel senso di ridistribuire la ricchezza che può essere prodotta dai robot.

Un’altra questione molto importante che penso possa essere aggravata in questo periodo è il cosiddetto digital e robotics divide, perché moltissime persone e persino intere nazioni rischiano di essere lasciate indietro rispetto alle tecnologie digitali e robotiche.  Per questo, soprattutto per quanto riguarda le nazioni e i popoli, avremo bisogno di un forte coordinamento internazionale che, al momento, è chiaramente insufficiente – lo è anche per affrontare in modo più adeguato i rischi per la salute pubblica posti dalle attuali minacce del Coronavirus.

Dobbiamo monitorare anche i possibili effetti su un eventuale impoverimento della vita sociale che potrebbe derivare da una maggiore automazione e digitalizzazione della nostra vita. Tutti questi sono ben noti problemi etici che derivano dall’automazione. Penso che l’Europa sia per molti versi posizionata bene per affrontare questi problemi, perché l’Europa ha una buona tradizione nel settore della protezione della privacy. Abbiamo il GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati, e una diffusa cultura di rispetto della privacy delle persone. Recentemente, il 19 marzo scorso, il Comitato europeo per la protezione dei dati ha rilasciato una dichiarazione sulla protezione dei dati personali durante lo scoppio di questa pandemia. Vi è ricordata la necessità di conformare il trattamento dei dati personali alla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite, insieme al diritto di contestare alcune misure di trattamento dei dati, con la raccomandazione di perseguire l’anonimizzazione dei dati e l’adozione di procedure minime di intrusione. È stato inoltre ricordato che tutto ciò è soggetto al controllo della Corte di Giustizia Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ci troviamo quindi in una posizione relativamente buona. Si può fare leva su questa tradizione e fare un buon lavoro.

Chiaramente c’è molto lavoro da fare in questo, ovviamente, e purtroppo, a volte la tecnologia corre più velocemente della legislazione necessaria per governarla. Ma come lei dice che l’Europa è particolarmente ben posizionata per gestire questi problemi che ne deriveranno in un futuro molto prossimo

Almeno in linea di principio…

Incrociamo le dita. Professor Tamburrini, colgo l’occasione per ringraziarla di cuore per il suo tempo oggi e per aver condiviso con noi le sue riflessioni su questi temi. I nostri Lettori saranno molto ansiosi di leggerla.

 

Guglielmo Tamburrini (PhD 1987, Columbia University, New York) è professore ordinario di filosofia della scienza e della tecnologia presso il DIETI, Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione dell’Università di Napoli Federico II. I suoi principali interessi di ricerca riguardano attualmente l’etica della robotica e dell’intelligenza artificiale. Ha coordinato – dal 2005 al 2008 – il primo progetto europeo sull’etica dei sistemi robotici e dell’IA (ETHICBOTS). Nel 2014 gli è stato conferito il Premio Internazionale Giulio Preti del Consiglio Regionale della Toscana per il suo lavoro didattico e di ricerca sulle implicazioni etiche e sociali dell’IA e delle tecnologie robotiche. Membro dell’ICRAC (International Committee for Robot Arms Control) e dell’USPID (Unione degli Scienziati per il Disarmo). Nel 2020 ha pubblicato il volume “Etica delle macchine. Dilemmi morali per robotica e intelligenza artificiale” (Carocci, Roma). Altre informazioni su pubblicazioni, attività didattiche e di ricerca alla pagina: https://www.docenti.unina.it/guglielmo.tamburrini