Come adottare il Service Learning nelle scuole secondarie di secondo grado con il PCTO

Questo articolo, ve lo dico fin da subito nasconde delle inserzioni pubblicitarie! Perché quello che vi sto per raccontare è legato anche alle nostre attività quotidiane con le scuole e in qualche modo vi spiegherò perché stiamo puntando sul PCTO online su diverse iniziative. Ma andiamo per piccoli passi.

Come sempre inizio a raccontarvi delle mie esperienze personali, quelle che in qualche modo ti formano e indirizzano le tue scelte. Le mie partono dai piani inclinati: a cosa servivano i piani inclinati raffigurati nei libri di fisica? E a cosa servono ancora oggi? Ricordo complicati problemi con carrucole e gravi, coefficienti di attrito e formule ma mai un esempio legato alla realtà. Sto partendo da molto lontano lo so. Dal liceo e dalla difficoltà di vedere nella conoscenza qualcosa che c’entrava con il mondo intorno a me. E la sofferenza che poi si trasformava in mancato apprendimento e la difficoltà di capire che le cose che stavo imparando erano reali. Perché anche la matematica più spinta è reale. Ma quell’astrazione fittizia, artefatta sembrava apposta per rendere inutile le materie di studio e ancor peggio il mio studio.

Dopo il liceo ci spostiamo nella mia aneddotica personale, in un altro periodo della mia vita. Ero studente universitario e per arrotondare facevo dei corsi sull’uso del PC e del pacchetto Office a delle persone che stavano rischiando di perdere il proprio posto di lavoro perché non sapevano usare un computer. Mi ricordo ancora il disastro delle prime lezioni. Perché imparare a 50 anni? Perché un giovane ventenne pure sbarbato ai tempi, dovrebbe insegnarmi delle cose utili al mio lavoro? Ed è li che imparai ad ascoltare i miei studenti. Imparai ad ascoltare i loro racconti sul lavoro e per ognuno di questi “racconti”, costruivo la didattica in classe. Ricordo ancora l’entusiasmo nell’imparare lo “stampa unione”. Ricordo i volti felici e soddisfatti dei miei “studenti” quando, non solo riuscivano a usare gli strumenti tecnologici, ma quando riuscivano da soli a capire come usarli in maniera proficua.

E ora ecco il terzo puntino di questo racconto. Lo stare in società, dare un senso alla propria presenza in società. Significa fare qualcosa per gli altri, comprendere che nel lavoro come nella vita di tutti i giorni bisogna mettersi al servizio degli altri. E bisogna trovare il proprio di senso. Perché non esiste un unico modo. Io questo l ho capito di fronte a dei ragazzi speciali, uno continuava a dire “odio i robot” (ma questa è un’altra storia e l’ho già raccontata QUI) Ho capito che quando costruiamo tecnologia la nostra costruzione non è solo pensata all’effimero uso, ma alla comprensione dello stesso (sia dell’uso che dello strumento).  Interrogarsi profondamente su quello che stiamo facendo, ci renderà ironici (non funziona mai tutto come nella nostra testa), creativi (troveremo altre soluzioni per raggiungere il nostro scopo) e forti (non ci abbandoneremo alle prime difficoltà).

Ora i tre puntini li possiamo unire: quello che impariamo è reale, ha conseguenze sulla realtà e se è al servizio degli altri ancora meglio! Sto cercando quindi di introdurvi al Service Learning. E anche la storia del service learning è affascinante.  Partiamo dalla frase di una delle sue promotrici  Maria Nieves Tapia, dell’Università di Buenos Aires.

“Nuestros niños y adolescentes son capaces de hacer grandes cosas si les damos la oportunidad de hacerlo”

Non credo che ci sia bisogna di tradurla (ecco nel caso la traduzione: I nostri bambini e adolescenti sono capaci di fare grandi cose se gli diamo l’opportunità di farle) ma credo che si accompagni benissimo a un altro grande educatore, Danilo Dolci “si cresce solo se sognati”.

Il Service Learning vi dà la possibilità di dare ai vostri studenti l’occasione per applicare le discipline curricolari, le cose che imparano a scuola per metterle al servizio dell’umanità. Perché la nostra conoscenza non ha senso se non è messa in comune. Se non è al servizio della comunità. Perché la conoscenza individuale non è conoscenza, è esercizio di stile. E la scuola non deve educare a sterili esercizi di stile.

La scuola deve educare a mettere in comune la conoscenza.

Ed eccoci finalmente al Service Learning. Creare occasioni di apprendimento creando occasioni di aiuto all’ambiente che ci circonda, alla nostra comunità. Significa costruire alleanze sul territorio, significa costruire conseguenze da ciò che impari a ciò che fai. Significa dare un senso. Mi stupisco in questo periodo in cui tanti sostengono che online non si può imparare. Online si può imparare invece! E sapete perché? Perché potrete mettervi in comune con persone di tutto il mondo, potrete insegnare inglese ai bambini dei sobborghi di Buenos Aires, potreste aiutare le persone anziane a imparare a usare le app per stare in contatto con la società, potreste unirvi con cittadini di altri paesi per coltivare una passione comune. Potreste essere di aiuto. E se imparo a farlo, potrò farlo sia a distanza che in presenza!

Allora cosa abbiamo organizzato per rendere tutto ciò possibile? Abbiamo per esempio creato dei percorsi di PCTO online con la Nao Challenge dove a distanza le alunne e gli alunni potranno dialogare con esperti di musei, creare alleanze, capire come aiutare la nostra cultura per essere raccontata ed esaltata dalla tecnologia.

Grazie ai nostri PCTO i docenti potranno trovare un terreno fertile dove seminare con il metodo del Service Learning.

 

 

 

 

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